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A distanza di alcune settimane dalla conclusione del Salone dell’Arte e del Restauro a MIDA 2026, ripercorriamo uno degli appuntamenti centrali dell’edizione: l’incontro del 27 aprile dedicato al Protocollo “Firenze, Città del Restauro”, momento di confronto strategico tra istituzioni, associazioni di categoria e rappresentanti del settore.
L’appuntamento, condotto da Susanna Bianchi, Coordinatrice del progetto per la Camera di Commercio di Firenze, ha rappresentato l’occasione per ridefinire le azioni necessarie per sostenere e sviluppare il settore del restauro nella nuova fase che si apre dopo il periodo degli investimenti del PNRR.
La visione della Camera di Commercio: fare chiarezza nel sistema del restauro
Ad aprire i lavori è stato Giacomo Cioni, Vicepresidente della Camera di Commercio di Firenze, che ha illustrato le ragioni alla base del progetto Firenze Città del Restauro.
Partendo dal ruolo della Camera come “casa delle imprese”, Cioni ha evidenziato la complessità del comparto: nella Città Metropolitana si contano fino a 2.000 imprese riconducibili al restauro ed alla conservazione e alla sua filiera.
L’obiettivo del Protocollo non è “creare” il restauro – che a Firenze esiste da secoli – ma:
- censire e rendere visibile il sistema produttivo
- favorire il dialogo tra imprese, istituzioni e formazione
- sostenere il ricambio generazionale
- garantire competenze riconosciute e qualificate
Particolare attenzione è stata posta sul tema della formazione in bottega e sul ruolo della Soprintendenza, riconosciuta come presidio di qualità e garanzia per il patrimonio.
L’ingresso dell’Opera di Santa Maria del Fiore
Nel corso dell’incontro è stata formalizzata la sottoscrizione del Protocollo anche da parte dell’Opera di Santa Maria del Fiore, istituzione storica che nei secoli ha sempre promosso attività di conservazione e restauro.
La firma è stata apposta dal Direttore Generale Lorenzo Luchetti, su delega del Presidente Luca Bagnoli, sancendo ufficialmente l’ingresso di una delle istituzioni storiche più rappresentative del patrimonio fiorentino nel sistema promosso dal progetto.
L’intervento di Lorenzo Lucchetti ha ribadito:
- la centralità della manualità e della formazione anche interna
- la necessità di competenze esterne altamente qualificate
- l’importanza di strumenti condivisi per identificare operatori riconosciuti
Ad oggi gli Enti firmatari del protocollo sono: Regione Toscana, Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze Unioncamere Toscana, PromoFirenze, CNA Firenze Metropolitana, Confartigianato Imprese Firenze, Confindustria Toscana e Centro Costa, Legacoop Toscana, Fondazione CR Firenze, Opificio delle Pietre Dure, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, Dipartimento di Architettura – DiDA (Università di Firenze), Opera di Santa Maria del Fiore, Ordine degli Architetti Firenze, Club per l’UNESCO di Firenze, Firenze Fiera.
Una nuova fase del mercato
Nel suo intervento di inquadramento, Susanna Bianchi ha richiamato uno dei temi chiave emersi dai tavoli di lavoro: dopo un periodo di forte espansione legata al PNRR, il settore entra in una fase nuova.
Se l’indagine realizzata dalla Camera di Commercio con l’Università di Firenze ha analizzato la capacità di offerta del territorio metropolitano, oggi diventa necessario analizzare la domanda potenziale, pubblica e privata, a livello regionale e nazionale.
Sono stati richiamati inoltre:
- il lavoro sui prezzari e sui capitolati
- la necessità di codificare le caratteristiche del “distretto del restauro”
- il rafforzamento del portale come strumento informativo e operativo
- lo sviluppo delle reti di impresa
- il rapporto con i distretti tecnologici regionali
Unioncamere Toscana: dal progetto fiorentino a una visione regionale
Massimo Guasconi, Presidente di Unioncamere Toscana, ha sottolineato come il progetto possa rappresentare un modello pilota per l’intera Regione.
Il restauro, ha ricordato, è una filiera ampia che coinvolge beni mobili e immobili, domanda pubblica e privata, fondazioni, istituti bancari e patrimonio familiare.
Secondo alcune stime, il patrimonio culturale incide per oltre il 5% del PIL regionale: un dato che conferma la rilevanza economica del comparto.
Il cuore del sistema: la formazione
Uno dei nuclei centrali del dibattito ha riguardato la formazione.
Renata Pintus, per la Soprintendenza e la Scuola di Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure, ha evidenziato:
- la solidità del percorso quinquennale universitario per restauratori
- la necessità di strutturare meglio la formazione post-laurea (dottorati, master, specializzazioni)
- l’urgenza della formazione continua per tutta la filiera
È stato inoltre richiamato l’ampliamento del concetto di patrimonio: scientifico, tecnologico, digitale, fotografico e cinematografico, ambiti nei quali oggi operano pochissimi professionisti abilitati.
A seguire, Giovanni Minutoli, docente del Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, ha ribadito il ruolo storico di Firenze come capitale del restauro architettonico e ha annunciato l’istituzione, dal prossimo anno, del premio “Firenze Città del Restauro – Premio Giovani Architetti”, destinato alle migliori tesi interdisciplinari.
Il contributo del Comune di Firenze: la Fabbrica di Palazzo Vecchio
Un contributo particolarmente significativo è arrivato da Giorgio Caselli, per il Comune di Firenze – Fabbrica di Palazzo Vecchio, realtà che rappresenta uno dei presìdi tecnici più importanti nella gestione e manutenzione del patrimonio storico cittadino.
Caselli ha richiamato l’importanza del lavoro condiviso tra ente pubblico e imprese, sottolineando come il restauro non sia un ambito dominato da “talenti isolati”, ma un settore che cresce attraverso confronto, esercizio quotidiano della professionalità e collaborazione strutturata.
In questo quadro, la Fabbrica di Palazzo Vecchio ha manifestato la disponibilità a rafforzare il proprio impegno nell’accoglienza di stagisti e giovani professionisti, ampliando le opportunità di esperienza diretta sul campo. Un passaggio centrale: nel restauro, ha ricordato, la competenza non può prescindere dall’esercizio concreto. Senza pratica, la formazione resta incompleta.
Imprese, prezzari e mercato globale
Il confronto si è poi concentrato sul ruolo delle imprese e sulle condizioni necessarie per rendere il sistema del restauro sostenibile e competitivo.
Francesco Amerighi, per CNA, ha posto l’accento su due leve decisive: prezzari e formazione. Il prezzario, ha sottolineato, non è solo uno strumento tecnico, ma un elemento che incide direttamente sulla capacità delle imprese di investire in innovazione, tecnologie e aggiornamento professionale. Un sistema di prezzi non adeguato rischia di comprimere la qualità e di rallentare l’evoluzione del settore. Inoltre, la conservazione del patrimonio non è solo tutela culturale, ma un fattore che sostiene comparti strategici come il turismo, contribuendo all’attrattività complessiva del territorio.
Mario Curia, per Confindustria, ha ampliato lo sguardo oltre i confini regionali. Il codice Ateco, ha osservato, non restituisce la reale complessità della filiera del restauro, che coinvolge editoria, ricerca, comunicazione, progettazione e molte altre attività indirette. Il mercato del restauro è internazionale e richiede una maggiore capacità di comunicazione e posizionamento. In questa prospettiva, il restauro può rappresentare un potente strumento di soft power: un know-how distintivo, radicato nella storia e nella formazione fiorentina, che difficilmente può essere replicato altrove. Un settore che, per sua natura, non è delocalizzabile e che può diventare un driver di crescita economica e occupazionale stabile.
Tommaso Nesi, per Confartigianato, ha richiamato l’attenzione sulla dimensione umana e generazionale del mestiere. Il restauro è passione e competenza, ma è anche un percorso lungo e impegnativo, che richiede studio, pratica e continuità. In questo senso, Firenze Città del Restauro può diventare uno strumento utile per orientare giovani e nuove imprese, offrendo informazioni concrete su gare, appalti, strumenti normativi e opportunità. Un “contenitore” capace di dare visibilità agli operatori e di favorire l’incontro tra domanda e offerta, sostenendo la nascita e la crescita di nuove realtà imprenditoriali.
L’intervento della Regione Toscana: organizzare il distretto
A concludere l’incontro è stato Leonardo Marras, Assessore Economia e Turismo della Regione Toscana.
Nel suo intervento ha riconosciuto che il Protocollo non “crea” il restauro, ma ne organizza il sistema, dando forma a un distretto che già esiste nei fatti.
Tra i punti strategici richiamati:
- mantenere alto il livello dei finanziamenti
- rafforzare l’organizzazione dell’offerta in chiave distrettuale
- sostenere le aggregazioni tra imprese
- lavorare su strumenti di certificazione
In questo contesto è stato citato anche il percorso verso l’IGP non alimentare applicata ai mestieri, come possibile strumento di riconoscimento territoriale e qualificazione del sistema.
Un percorso che continua
Il Protocollo si conferma come piattaforma di confronto permanente, capace di mettere in relazione competenze storiche e nuove sfide economiche.
Sul portale è disponibile la fotogallery dell’evento, per rivivere i momenti salienti della giornata e il confronto tra i protagonisti del sistema del restauro.






